Con un titolo così, il progetto non poteva che attirare la mia attenzione.

Poeti, Vampiri & Veneri Punk è il nuovo album dei Panta. Uscito il 13 dicembre 2024 su tutte le piattaforme digitali e disponibile in vinile e CD dal 14 febbraio scorso tramite Goodfellas, il secondo lavoro della band romana è un manifesto di libertà e contaminazione sonora, registrato tra Roma, Abbey Road e i Battery Studios di Londra.

La produzione è affidata a Paolo Violi e Steve Lyon, il nome dietro ai suoni di The Cure, Paul McCartney, Depeche Mode e Subsonica. E il risultato è un disco che ha il respiro delle grandi produzioni internazionali, ma con un’identità radicata in una scena indie che continua a evolversi.

Un album nato per essere suonato

Poeti, Vampiri & Veneri Punk è l’album che questa band è nata per fare”, racconta Giulio Pantalei, fondatore e frontman della band. “C’è dentro tutto ciò che vogliamo dire e suonare. È stato prodotto tra Italia e Inghilterra quasi come un sogno a occhi aperti e parla di cosa la musica significa per noi: un’istanza di emancipazione personale, una continua sperimentazione con noi stessi.”

Se il disco d’esordio Incubisogni (2019) esplorava sonorità più oniriche e oscure, questo nuovo lavoro punta dritto al presente. La tracklist è un’esplosione di indie rock, post-punk e Brit pop, con riff di chitarra che entrano in testa dal primo ascolto e testi che oscillano tra introspezione e immagini vivide.

Da Abbey Road alla scena italiana: il suono dei Panta

L’album si apre con Finale di stagione, un pezzo potente che ha scalato le classifiche delle novità di Radio Rock, seguito da Cheap Monday, un inno generazionale dal ritornello immediato.

Ma è nei brani Crepuscolari, Subliminale e Cristalli Liquidi che emergono le vere influenze della band, con un suono che richiama Arctic Monkeys, Strokes, Interpol, Franz Ferdinand e Fontaines D.C.. Il lato più lirico e cantautorale si manifesta in ballate evocative come 1990 (Come sentirsi vivi), Arcobaleno Elettrico e In Inghilterra, Amore, quest’ultima registrata con un crescendo orchestrale presso lo Studio13 di Damon Albarn (Blur, Gorillaz).

Pantalei ha concepito gran parte dei brani tra Londra e Cambridge, due città che hanno lasciato un segno evidente nel sound della band. Non a caso, il disco è un perfetto equilibrio tra la tradizione cantautorale italiana e il respiro internazionale della scena britannica, con un chiaro riferimento ai grandi maestri del passato: Beatles, Smiths, Oasis e Verve.

Una band tra palco e letteratura

I Panta sono attivi dal 2016 e si sono costruiti una solida reputazione all’interno della scena indie rock e post-punk italiana. Definiti “perfetti per gli amanti delle chitarre ma anche della musica orecchiabile” da Rockit, hanno condiviso il palco con Marlene Kuntz, Garbage, Manuel Agnelli, Negrita, Giorgio Canali, Appino, Zen Circus e Motta.

Il loro percorso è sempre stato legato anche alla parola scritta. Pantalei, oltre a essere musicista, è autore e curatore di eventi culturali. Dopo il libro d’esordio Poesia in forma di Rock (Arcana, 2016) e il premio MEI “Miglior disco Rock under 30” vinto con Incubisogni, ha pubblicato a febbraio 2025 per Einaudi il suo ultimo lavoro: Una lingua per cantare.

Un album che guarda avanti

Se c’è un messaggio in Poeti, Vampiri & Veneri Punk, è quello di vivere il presente con intensità. Lo dicono gli stessi Panta: “Ci dicono in continuazione che il rock sta morendo, ma noi abbiamo registrato questo disco con l’attitudine di chi vuole vivere ogni momento come fosse un tiro di sigaretta”.

Il risultato è un album che non solo rappresenta una delle uscite più interessanti del panorama indipendente italiano, ma che conferma i Panta come una band capace di guardare oltre, senza mai perdere il legame con la propria storia e il proprio suono.