Ci sono voci che si spezzano, voci che gridano, voci che raccontano. E poi c’è la voce di Demetrio Stratos, un universo sonoro che ha ridefinito il concetto stesso di canto. La mostra Fino ai limiti dell’impossibile. La ricerca vocale di Demetrio Stratos 1970-1979, inaugurata il 14 dicembre 2024 a Palazzo Malagola di Ravenna, è stata prorogata fino al 16 febbraio 2025 per lo straordinario successo di pubblico. Un’occasione unica per immergersi nell’archivio di uno degli artisti più rivoluzionari della musica italiana e internazionale.

La mostra, curata da Ermanna Montanari ed Enrico Pitozzi, rappresenta il secondo capitolo di un percorso espositivo che ha già visto una prima tappa nel 2023. Se la prima parte aveva messo in luce il rapporto tra Stratos e figure come John Cage, questo nuovo allestimento si concentra sulle musiche extraeuropee, sul canto difonico e sulla relazione tra voce e corpo, elementi fondamentali della sua ricerca.

Una mostra per entrare nella voce di Stratos

Demetrio Stratos non cantava semplicemente: disarticolava il linguaggio, lo ricostruiva, lo spingeva fino a confini inesplorati. La mostra di Palazzo Malagola, centro internazionale di ricerca vocale e sonora, è un viaggio dentro la sua sperimentazione. L’archivio, acquisito nel 2022 dal Comune di Ravenna con il cofinanziamento della Regione Emilia-Romagna, ospita una collezione di materiali: registrazioni inedite, fotografie, strumenti musicali, partiture visive, scritti, manifesti, interviste, studi accademici.

L’esposizione è suddivisa in sette ambienti differenti: una sala dedicata ai manifesti della sua carriera, una sala cinema con filmati storici, spazi con documenti cartacei e fotografici, fino alle stanze di ascolto immersivo dove il pubblico può entrare in sintonia con le armoniche della sua voce e con i suoni delle tradizioni musicali che ha esplorato.

“Intorno ai limiti del linguaggio prende corpo il secondo movimento dell’esposizione”, spiegano i curatori Montanari e Pitozzi. “Stratos non si limitava a sperimentare, ma insegnava e praticava la voce con consapevolezza tecnica e anatomica, esplorando il controllo del respiro e la ripetizione, che ritroviamo nel pensiero di Antonin Artaud e nel canto difonico mongolo”.

Demetrio Stratos: la voce come strumento estremo

Ma chi era Demetrio Stratos? Nato in Egitto nel 1945, con origini greche, arriva in Italia negli anni ‘60 e si avvicina prima al beat con I Ribelli, poi alla sperimentazione con gli Area, il gruppo che segnerà il rock italiano degli anni ‘70. Ma Stratos non è solo un musicista: è un ricercatore del suono, un artista che non si accontenta della forma-canzone.

La sua ossessione era la voce come puro strumento sonoro, capace di generare diplofonie, triplofonie e quartofonie, ovvero la possibilità di produrre più suoni contemporaneamente con le corde vocali. Stratos arriva a livelli di controllo vocale mai visti prima, superando i limiti fisiologici considerati normali per un cantante. Il suo album solista Metrodora (1976) è un viaggio senza appigli, una destrutturazione totale del concetto di voce.

Studia con il Centro di Fonetica di Padova, collabora con John Cage, incide album come Cantare la voce (1978), partecipa a happening teatrali, esplora le musiche del Mediterraneo, dell’Asia, dell’Africa. Nel 1979, mentre è all’apice della sua carriera, si ammala di aplasia midollare. Muore a New York il 13 giugno, lasciando un’eredità artistica senza paragoni. Il concerto organizzato per raccogliere fondi per le sue cure diventa un tributo epocale, con il palco dell’Arena di Milano invaso da artisti che rendono omaggio alla sua arte.

Oltre la mostra: un archivio vivo

La proroga fino al 16 febbraio e le aperture straordinarie nei weekend del 7-9 e 14-16 febbraio testimoniano l’importanza culturale di questa esposizione. Ma l’archivio Demetrio Stratos non è solo memoria storica: è un luogo vivo, un punto di partenza per nuove ricerche e sperimentazioni sulla vocalità contemporanea.

“Demetrio Stratos non si limitava a fare musica, ma trasformava la voce in un’esperienza sensoriale totale”, scrivono i curatori. La mostra a Palazzo Malagola è una porta d’accesso a questa esperienza, un’immersione nella voce come non l’abbiamo mai sentita prima.

Se pensavate di sapere cosa sia cantare, questa mostra vi farà cambiare idea.